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Mar
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Ma di quale Europa si parla?

Nel dibattito delle europe, in un momento in cui l’economia non può certo vantare grossi risultati, e con una moneta l’Euro in discussione per le sue implicazioni occorre riflettere di cosa si parla. Quando si leggono certe ammissioni, più che considerazioni, che giungono da un organo ufficiale, quando si confessa in un documento quali sono i limiti e cosa non funziona, credo che discorsi e ragionamenti di politici abbiano poco senso e servano solo a consumare aria.

Prendere le mosse da questo documento credo sia una condizione ineludibile, condizione che pone anche un duro e drastico out out, ovvero o si risolvono i nodi “indicati” o è meglio rivedere tutto e coraggiosamente mettere una pietra sopra e ricominciare in autonomia.

Europa e la relativa moneta euro, hanno senso in un contesto di uno stato unitario e non unitarista, che svolga un’azione di tutela e sostegno di tutti i cittadini e rispettandone le peculiarità li accompagni e sostenga in egual misura. Penalizzare i membri per il passato infelice, economico o sociale , non unisce ma divide e crea profondi fossati che non servono nemmeno a chi se ne avvantaggia oggi, perchè perderà di credibilità e di rispetto in futuro. Già la Grecia, per come è stata trattata, è citata come un successo degli aridi numeri delle formule economiche erte a baluardo degli errori e degli investimenti, rappresenta un esempio si, ma di cannibalismo sociale e di anti Europa.

Da Banca d’Italia interventi del governatore.

http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2014/visco-pavia-25-3/Visco-Pavia250314.pdf

…….. “La strada dell’integrazione europea è lunga e difficile; non è un percorso lineare, si procede spesso a piccoli passi, a volte con strappi vigorosi. L’introduzione dell’euro è stata uno di questi strappi, ci ha fatto compiere un passo deciso, ma non ha certo portato il cammino a compimento. L’euro è una moneta senza Stato: di questa mancanza risente. Le divergenze, le diffidenze a volte, che ancora caratterizzano i rapporti tra i paesi membri indeboliscono l’Unione economica e monetaria agli occhi della comunità internazionale, a quelli dei suoi stessi cittadini.

Questa incompletezza, insieme con le debolezze di alcuni paesi membri, ha alimentato la crisi dei debiti sovrani dell’area dell’euro. Se le seconde hanno generato dubbi sulla sostenibilità dei debiti pubblici nazionali, la prima ha sollevato timori sull’integrità dell’unione, ha consentito che prendesse corpo il rischio di una ridenominazione in valute nazionali delle attività e passività finanziarie dell’area, ha riportato il rischio di cambio all’interno di una unione monetaria, indebolendo ulteriormente la posizione dei paesi in difficoltà.

Senza unione politica, la governance economica europea si è fondata sulle regole di bilancio e sul divieto di salvataggio tra paesi membri; ha fatto affidamento sulla spinta del mercato unico per la convergenza economica. Tuttavia, in molti casi le regole di bilancio non sono state rispettate e le condizioni macroeconomiche, anche dal punto di vista strutturale, sono rimaste disomogenee. La convergenza dei tassi di interesse verso i bassi livelli dei paesi più “virtuosi” ha permesso ad altri paesi di rinviare i necessari aggiustamenti. I mercati finanziari per anni non hanno considerato la possibilità di un aumento dei rischi sovrani. Le differenze di rendimento tra i titoli pubblici dell’area si erano sostanzialmente annullate prima della crisi. ……….”

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