Archivio per 11 giugno 2014

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Lampadine: l’etichetta non “illumina” il consumatore, lo confonde – Wired

See on Scoop.itBounded Rationality and Beyond

Perché le nuove etichette non aiutano il consumatore a fare la scelta migliore per sé e per l’ambiente- 

Alla fine dei conti, un consumatore posto di fronte alle nuove etichette riuscirà correttamente a individuare i prodotti maggiormente virtuosi dal punto di vista energetico, ma porrà meno importanza nell’acquistare un prodotto A++ rispetto a un A+, magari finendo per scegliere quest’ultimo e andando nella direzione opposta all’obiettivo dell’etichetta. Scopo di quest’ultima è, infatti, aumentare la salienza dei prodotti migliori per l’ambiente, non renderla indifferente rispetto alle classi inferiori.

La lezione che possiamo trarre è mettere in discussione il tradizionale caposaldo che guida gli odierni interventi nel campo dell’ecosostenibilità, ovvero l’importanza data alla distribuzione di informazione. Se si intende indirizzare le scelte dei consumatori verso comportamenti pro-ambiente, come l’acquisto di prodotti tecnologici a basso consumo energetico, sembra un’idea di buon senso mostrare quali benefici si possano ottenere tramite una decisione virtuosa, e a fronte di quali costi, come l’etichetta energetica fa.

In generale, le campagne tradizionali di sensibilizzazione nell’ambito dell’ecosostenibilità assumono il principio per cui le persone sono capaci di scegliere consapevolmente e per i loro migliori fini, una volta si siano fornite loro tutte le informazioni necessarie. Eppure il caso della recente introduzione delle etichette energetiche mostra chiaramente che agire solo sul lato dell’informazione trascurando i fattori comportamentali,  l’architetture della scelta e la sperimentazione può sortire effetti addirittura opposti a quelli auspicati. Sarà utile imparare la lezione al più presto.

See on www.wired.it

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Lampadine: l’etichetta non “illumina” il consumatore, lo confonde – Wired

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Perché le nuove etichette non aiutano il consumatore a fare la scelta migliore per sé e per l’ambiente- 

Alla fine dei conti, un consumatore posto di fronte alle nuove etichette riuscirà correttamente a individuare i prodotti maggiormente virtuosi dal punto di vista energetico, ma porrà meno importanza nell’acquistare un prodotto A++ rispetto a un A+, magari finendo per scegliere quest’ultimo e andando nella direzione opposta all’obiettivo dell’etichetta. Scopo di quest’ultima è, infatti, aumentare la salienza dei prodotti migliori per l’ambiente, non renderla indifferente rispetto alle classi inferiori.

La lezione che possiamo trarre è mettere in discussione il tradizionale caposaldo che guida gli odierni interventi nel campo dell’ecosostenibilità, ovvero l’importanza data alla distribuzione di informazione. Se si intende indirizzare le scelte dei consumatori verso comportamenti pro-ambiente, come l’acquisto di prodotti tecnologici a basso consumo energetico, sembra un’idea di buon senso mostrare quali benefici si possano ottenere tramite una decisione virtuosa, e a fronte di quali costi, come l’etichetta energetica fa.

In generale, le campagne tradizionali di sensibilizzazione nell’ambito dell’ecosostenibilità assumono il principio per cui le persone sono capaci di scegliere consapevolmente e per i loro migliori fini, una volta si siano fornite loro tutte le informazioni necessarie. Eppure il caso della recente introduzione delle etichette energetiche mostra chiaramente che agire solo sul lato dell’informazione trascurando i fattori comportamentali,  l’architetture della scelta e la sperimentazione può sortire effetti addirittura opposti a quelli auspicati. Sarà utile imparare la lezione al più presto.

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Giu
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Prime Decision – When Intuition Trumps Big Data – G. Gigerenzer

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In his new book, Risk Savvy, Psychologist Gerd Gigerenzer uses this ‘Turkey Illusion’ to challenge our reliance on data.

Imagine you’re a turkey. As a turkey you don’t know about Thanksgiving or Christmas. Every day a farmer brings you food, so despite your fear on day one, each day’s experience builds your certainty that visits from the farmer are a good thing. Your assumed probability of survival increases every day, until, at the point of highest certainty, you become dead meat.

Gigerenzer asserts that intuition and heuristics (i.e. mental rules of thumb) can often trump data, even in areas like financial forecasting. He draws turkey parallels with the financial crisis in 2008, arguing that updating probabilities based on experience isn’t a bad model per se, but in situations with unknown risks (e.g. Thanksgiving), it can create ‘illusory certainty’ and catch us out.

 
See on prime-decision.com

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Prime Decision – When Intuition Trumps Big Data – G. Gigerenzer

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In his new book, Risk Savvy, Psychologist Gerd Gigerenzer uses this ‘Turkey Illusion’ to challenge our reliance on data.

Imagine you’re a turkey. As a turkey you don’t know about Thanksgiving or Christmas. Every day a farmer brings you food, so despite your fear on day one, each day’s experience builds your certainty that visits from the farmer are a good thing. Your assumed probability of survival increases every day, until, at the point of highest certainty, you become dead meat.

Gigerenzer asserts that intuition and heuristics (i.e. mental rules of thumb) can often trump data, even in areas like financial forecasting. He draws turkey parallels with the financial crisis in 2008, arguing that updating probabilities based on experience isn’t a bad model per se, but in situations with unknown risks (e.g. Thanksgiving), it can create ‘illusory certainty’ and catch us out.

 
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