Nel novembre 2008, la Regina Elisabetta II era in visita presso la London School of Economics e in quella sede pose una domanda: perché nessuno si era accorto che la crisi del credito si stava approssimando?

La prima risposta è venuta dalla British Academy, istituzione nazionale del Regno Unito per le discipline umanistiche e le scienze sociali che ha organizzato un forum costituito da un’ampia gamma di esperti per cercare di rispondere alla domanda della regina.

La risposta ufficiale alla Regina è stata  così inviata da più di trenta professori e professionisti provenienti da differenti scuole di business del Regno Unito; nella lettera, Besley e Hennessy, hanno presentato un elenco non proprio breve di ciò che ritenevano avesse favorito la crisi del credito. In questa affermano che la crisi è il risultato di molti errori psicologici da parte di molti professionisti istruiti e intelligenti che tuttavia non sono riusciti a vedere il quadro generale della situazione.

“Molte istituzioni finanziarie erano state avvisate in merito al livello di rischio atteso, valutato con strumenti finanziari sofisticati ma che però avevano preso in considerazione solo un’ottica di breve termine e con piccolo livello di rischio. Molte persone erano attratte dal mercato e tutti avevano auspicato che gli esperti conoscessero il loro lavoro e, inoltre, vi era la convinzione che era più facile combattere le conseguenze di una bolla speculativa che  “nascondere la torta dopo che se ne assaporato il gusto”.

Quanto accaduto ha messo in evidenza le difficoltà che si presentano allorché  si cerca di rallentare la progressione di una situazione economica in presenza di un fattore di benessere generale.

Le famiglie hanno beneficiato del basso tasso di disoccupazione, dei beni di consumo a buon mercato e del credito facile. Le imprese, a alloro volta, hanno beneficiato di minori oneri finanziari. Le banche hanno guadagnano bonus ulteriori ed hanno potuto espandere il loro affari su scala mondiale. Il governo ha beneficiato di entrate fiscali elevate che hanno permesso di aumentare la spesa pubblica per scuole e ospedali.

Questa situazione ha creato una condizione di generale negazione della presenza di elementi di pericolo. E’ stato un ciclo che si è auto-alimentato, in misura significativa, non per virtù, ma per illusione di uno stato di benessere.

Quindi, in sintesi l’incapacità di prevedere i tempi, la portata e la gravità della crisi, pur avendo molte cause, è principalmente un fallimento dell’immaginazione collettiva di molte persone “brillanti”, sia in questo paese che a livello internazionale, di comprendere i rischi per il sistema nel suo complesso. Rischi individuali possono giustamente essere stati percepiti come piccoli, ma il rischio per il sistema nel suo complesso è risultato i

nvece elevato” (Besley e Hennessy , 2009) .

Gli argomenti che Besley e Hennessy hanno presentato nella risposta non sono altro che un elenco di bias cognitivi che “attaccano” il principio di razionalità’ alla base dell’economia classica. Prima di tutto, vi è un bias di fondo e cioè la propensione di una spiegazione causale degli eventi  solo dopo che questi si sono verificati (Diamond e Vartiainen , 2007). Le persone hanno la tendenza a sopravvalutare la probabilità di eventi che si sono verificati di recente con ricorrenza rispetto alla probabilità effettiva calcolata su un orizzonte temporale più vasto e con un campione significativo. Ad esempio se recentemente abbiamo sentito parlare di attacchi di cani , siamo propensi a pensare che i cani sono pericolosi perché attaccano gli uomini, dimenticando che il numero di casi è talmente esiguo rispetto al totale dei cani che vivono serenamente con gli uomini; in pratica siamo portati ad immaginare eventi “controfattuali” che non conosciamo (Camerer , 2004) “ In secondo luogo, come Besley e Hennessy (2009) ammettono , vi era una forte idea di “wishful thinking”.

Il “wishful thinking” è una sorta di meccanismo difensivo, spesso chiamato ottimismo irrealistico, che ci protegge da una sensazione di vulnerabilità e incertezza( Aronson et al , 2010). Le persone sopravvalutano la probabilità di eventi p

ositivi nei propri confronti a differenza di quanto fanno con eventi che riguardano altri soggetti. In terzo luogo, le persone si sono comportate come in un fuggi fuggi, con numerosi investitori, acquirenti, istituti di credito e giocatori che a vicenda hanno spinto la bolla speculativa a crescere. E’ stato un comportamento razionale per gli individui, ma irrazionale per il mercato che non ha potuto correggersi in tempo. Questi sono fenomeni che studia l’economia comportamentale, ovvero la realtà delle cognizioni e del comportamento umano.

Dopo la prima lettera, alla Regina ne pervenne un’altra.

Ma questa fu spedita da un team di professori di economia guidati da Hodgson, autore del famoso libro “How economics forgot history” , dove egli critica l’economia per l’utilizzo di modelli semplificati , irrealistici e troppo matematicizzati del comportamento umano, senza riferimento alla specificità storica e alle istituzioni umane (Hodgson , 2001) . Nella sua lettera alla Regina, Hodgson ( 2009) risponde anche a Besley e Hennessy (2009 ) criticandoli per non riconoscere che l’educazione economica, con la preoccupazione di una ” gamma ristretta di tecniche formali “, è stata il fattore principale che ha causato la crisi dell’economia sia a livello professionale sia in generale. L’omissione della psicologia, la filosofia, la storia economica e la conoscenza delle strutture istituzionali dalla formazione deglieconomisti, l’ideologia molto discutibile di una “razionalità universale ‘ e  l’idea dei “mercati efficienti”, ha trasformato l’economia in una “disciplina che si stacca dal mondo reale e che promuove ipotesi irrealistiche che hanno contribuito a sostenere una visione acritica di come operano i mercati nella realtà.

Prosegue poi affermando che la formazione “limitata” degli economisti – che si concentra unicamente sulle tecniche matematiche e la costruzione di modelli formali empiricamente non verificati – è stata una delle principali ragioni di questo fallimento della professione. Questo difetto è stato messo ancor più in evidenza dalla ricerca della tecnica matematica fine a se stessa che ritroviamo in molte riviste accademiche leader del settore e nei dipartimenti di economia di numerose università e istituzioni pubbliche. C’è una specie di “giudizio”, sviluppabile attraverso l’immersione nella  lettura o nella storia, che non può essere adeguatamente espresso con modelli matematici formali. Si tratta di una parte essenziale per ottenere una seria formazione economica, ma che è stata eliminata dalla maggior parte dei principali e più famosi corsi di laurea in economia del mondo, compresi i principali dipartimenti di economia delle università del Regno Unito (Hodgson, 2009).

 

Da questa sequenza di fatti di li a due anni è sorto un gruppo di lavoro a fianco del Governo inglese che ha il compito di valutare sotto il profilo della neurologia comportamentale ma anche dei sistemi complessi dinamici ogni scelta e decisione del governo e nel contempo di suggerire soluzioni che possano facilitare e sostenere i principi dello stato e la tutela dei cittadini, specie nel settore economico. Questa struttura è il Behavioral Insights Team struttura flessibile dotata di buona indipendenza a cui collabora un numero crescente di persone e che si è rapidamente affermata come guida nelle decisioni di governo e nelle scelte di natura economica degli ultimi anni in Gran Bretagna.

La missione di BIT è Influenzare il comportamento delle persone in modo sano e prudente , tale possibilità non è una novità per un governo, che ha spesso strumenti usati come legislazione, regolamentazione o tassazione per attuare la politica desiderata. Ma molte delle più grandi sfide politiche che ora affrontiamo, come ad esempio l’aumento delle persone con condizioni di salute difficili o croniche croniche – sarà risolto solo se si avrà successo nel persuadere le persone a cambiare il loro comportamento, i loro stili di vita o le loro abitudini esistenti. Fortunatamente, nell’ultimo decennio, la nostra comprensione di le influenze sul comportamento sono aumentate in modo significativo e questo indica la strada verso il nuovo
approccio e nuove soluzioni.
Quindi, mentre la teoria comportamentale è già stata implementata con buoni risultati in alcuni
aree, questa ha un potenziale maggiore per aiutarci se è adottata a livello di decisori politici e legislativi.

Per realizzare questo potenziale, per costruire la nostra capacità di agire positivamente è importante essere certi che abbiamo una comprensione sofisticata di cosa influenza il comportamento delle persone e delle masse.

Sin dal primo anno il BIT ha cominciato ad avere consistenti successi come la riduzione dell’evasione fiscale, la riduzione della spesa per certi servizi sociali, ..etc.  dimostrando come la teoria comportamentale possa aiutare a ottenere risultati migliori per i cittadini, sia integrando strumenti di politica più consolidati, sia suggerendo interventi più innovativi.

L’attività del gruppo si basa sulle più recenti prove accademiche, oltre che esplorare l’ampia gamma di buone pratiche esistenti nell’applicazione della teoria comportamentale in tutto il settore pubblico. Infine, mostra come queste intuizioni possano concretamente essere utilizzate per il miglioramento dell’azione di governo.
Speriamo che si continui anche in altri stati come l’Italia  a stimolare il dibattito tra i responsabili delle politiche e le parti interessate per  sviluppare la capacità di utilizzare la teoria del comportamento in modo appropriato ed efficace integrandola anche con la scienza dei sistemi complessi dinamici che è ciò che è un aggregato di agenti dotati di razionalità limitata che interagiscono fra loro.

 

Alessandro Cerboni

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