L’essere umano ha una razionalità limitata. Negli ultimi decenni, infatti, la psicologia cognitiva ha dimostrato che è impossibile adottare un pensiero esclusivamente razionale se non come autogiustificazione ex-post.

La mente umana ha incorporato, durante l’evoluzione, una serie di comportamenti intuitivi che hanno consentito all’homo sapiens di sopravvivere in ambienti ostili prendendo decisioni euristiche. Ricordiamo che i processi euristici che portano a prendere decisioni sono velocissimi e solo dopo in una face si di elicitazione del risultato il nostro cervello trova una giustificazione più o meno razionale che giustifichi la decisione presa. Oggi l’essere umano è immerso in un ambiente meno ostile dal punto di vista delle minacce fisiche, ma più ostile dal punto di vista psichico (sovraccarico informativo e manipolazione mediatica sono infatti ormai alla base della vita quotidiana).

Le scelte e decisioni che chi è ai vertici politici oggi di una nazione o di un partito sono chiaramente basate su una forte componente cognitiva ulteriormente limitata, oltre che dai naturali bias cognitivi, anche da una forte pressione psicologica che ha gravemente ridotto le capacità razionali a favore di ragionamenti troppo emotivi e auto giustificati da concetti, si semplici, ma errati che escludono qualsiasi possibilità di evoluzione dialettica delle basi su cui fondare le decisioni. Anche un Presidente della Repubblica è un essere umano e quindi un agente dotato di razionalità limitata, immerso in una rete di relazioni, che sceglie e decide di in base ad euristiche che solo dopo aver scelto inconsciamente trovano una formulazione che le giustifichi sul piano di una razionalità, una razionalità che di fatto non gli appartiene.

Un approccio e il supporto di strumenti di simulazione dinamica sarebbe ora che fossero il”bagaglio” corrente di una figura di vertice come quelle del Presidente della Repubblica. La realtà in cui è inserita l’Italia è innegabilmente un sistema complesso e il livello di interazioni fra il sistema Italia e anche solo il sistema Europa è un sistema complesso in cui i comportamenti autoemergenti dagli aggregati di agenti dotati di razionalità limitata non possono essere ignorati e valutati solo sulla base di “sensazioni” viscerali o stimoli esterni. Nessuna delle ipotesi esaminate a giustificazione godeva di un minimo di valutazione che non fosse figlia di un un approccio riduzionista e basato su formulazioni di tipo lineare.

Queste, prive di qualsiasi valutazione degli effetti di retroazione, e delle razioni indotte dai processi cognitivi degli agenti del sistema, non possono garantire un risultato desiderato ma al contrario è molto più facile che si ottenga un risultato e degli effetti completamente opposti a quelli ipotizzati dal o dai decisori.

Credo che la valutazione dei sistemi dinamici, tipicamente attuata mediante modelli di simulazione ad agenti (sempre dotati di razionalità limitata quali siamo noi esseri umani), arricchita da i risultati degli ultimi decenni sulla neurologia comportamentale, sia ormai una necessità imprescindibile di qualsiasi struttura si proponga di prendere decisioni in cui sono coinvolte una pluralità di soggetti.
In questo periodo di scelte ritenute difficili o poco o non etiche, suggerisco di cominciare a riflettere sulla fallacità di presupposti basati sulla logica razionale, figlia della semplificazione riduzionista, newtoniano-cartesiana. Presupposti e logica che hanno dato molto e ancora danno in certi limitati contesti dove tale semplificazione causale è accettabile rispetto agli effetti e le interazioni al contorno. Siamo però di fronte ad una struttura di presupposti che ormai appartiene ad un mondo superato da almeno 4 decenni in cui la ricerca ha dimostrato che al più si può parlare di razionalità (molto) limitata.

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Da quando anche fu dato il Nobel a Herbert Simon si iniziò un cammino che avrebbe rimesso in discussione buona parte dei fondamenti del comportamento umano e di cosa sia “razionale”, parola che si astrae da qualsiasi contesto e collega, in modo lineare, in un mondo astratto, presupposti altrettanto fallaci ritenendo tale percorso di collegamenti rappresenti il vero. Gli studi di neurologia comportamentale, i sistemi complessi dinamici, i potenziali auto emergenti dall’interazione di agenti, hanno ormai dimostrato che i presupposti del giudizio etico, etico , giusto corretto ed altri termini, specie se basati su dogmi imperativi, spesso condensati in aride formule o peggio in slogan, sono totalmente deboli, inefficaci, e fallaci. Ma il loro fascino non cessa di attrarre e di continuo si usano per affermare la bontà ora dell’uno ora dell’altro per primeggiare una dottrina che nasconde solo una ricerca di potere.

Oggi il cammino delle scelte, conscio dei limiti dal modello razionale, sta timidamente rimettendo in discussione anche la filosofia del diritto e molti dei “pilastri” giuridici alla luce di un riesame che allontani regole imperative e le sostituisca sempre più con formule euristiche, o principi,  che si sono apparentemente più indeterminati , ma alle quali è ben più difficile sgarrare. Lo hanno sempre saputo anche molte regole usate in varie dottrine religiose dove le basi poggiano su euristiche e non su dogmi imperativi. Ogni volta che ci si è spostati in questo fronte sono nati equivoci, errori scismi e si è fallito nelle finalità.

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