L’ Espressione sonora “Semasiosonica” è un termine che ho coniato per descrivere le mie improvvisazioni sonore o musicali sviluppate solo per elaborare mediante i suoni uno stato mentale, una sorta di “immagine” mentale di un insieme di concetti mediante espressi mediante una framework di suoni.

Per vari anni mi sono dedicato alla disciplina dell’improvvisazione libera, intendendo realmente libera da ogni regola propria della teoria musicale. Nella musica, specie nell’improvvisazione esistono due correnti fondamentali Idiomatica e quella Non Idiomatica. Quest’ultima non appartenente a nessun insieme di regole o tradizioni ma dove i suoni emessi ed elaborati sono generati solo in funzione dell’attimo dell’esecuzione e senza una logica strutturata. L’altra , l’idiomatica, rispatta sempre una serie di regole e di concetti entro cui l’esecutore può muoversi liberamente un esempio e quella di tipo jazz dove siamo di fronte ad una semantica complessa fatta di numerosissime regole tanto che l’improvvisazione jazzistica è di fatto la più limitante fra quelle idiomatiche, ovvero condizionata entro precisi canoni.

Ma non spaventiamoci è come dire che l’improvvisazione di tipo jazzistica è come il parlato pieno di regole di comunicazione ma lascia moltissimo spazio a comporre innumerevoli discorsi, libri, poesie e poemi e difficilmente rischia di esaurirsi se aggiungiamo la capacità di impersonare quanto viene eseguito. 
Dopo aver iniziato ad esplorare l’improvvisazione libera, come illustrato da alcuni artisti quali ad es. il noto Derek Bailey, ho cominciato a percepire che di fatto nelle improvvisazioni l’emissione sonora per quanto casuale era una forma di rappresentazione mentale dei processi nella mente che ho definito paesaggi sonori. Quindi immagini sonore complesse , destrutturate, e basate sull’emersione di stimoli mentali non pre organizzati ma frutto dell’interazione del complesso delle componenti sonore.

Questa esperienza mi ha fatto sviluppare un approccio completamente destrutturato dove lo stesso caleidoscopio di suoni assumeva ora un senso ora una altro e più significati contemporaneamente mediante architetture di suoni in continuo movimento tale da produrre concetti slegati da regole come il tempo, l’armonia e altri principi e strumenti della teoria musicale. Questo modo di approcciare alla sfera della comunicazione o della percezione mentale di ciò che auto emerge dall’aggregato di suoni di fatto non era compatibile con una logica riduzionista della suddivisione tipica dell’analisi musicale, i framework sonori sono da accogliere nel loro insieme che non è riducibile ma è nella globalità sua complessità.

Questa logica per insiemi mutevoli ha trovato nel concetto di semansiografia una forma che potesse avvicinarsi a quanto ho elaborato, questa è infatti espressione consona a descrivere correttamente l’approccio, infatti è un parolone usato in linguistica che indica semplicemente il fatto che la scrittura alinea veicola significati, ma non rappresenta suoni ne sequenze temporali secondo una logica causa effetto, precedenza, ne altra forma di scomposizione o riduzione del linguaggio: in pratica ciò che i suoni compongono e ciò che si può scrive non corrisponde a nessuna espressione fonetico linguistica ne tanto meno quindi a nessuna frase musicale in senso tradizionale. 
Sono tutte capacità sconosciute alla mente e al linguaggio umano, e in più veicolanti enormi vantaggi: se un essere umano dovesse scrivere o comporre in modo tradizionale e, come rappresentazione concettuale separata, contemporaneamente una frase, partendo da in una direzione narrativa e contemporaneamente in modo complessivo, dovrebbe innanzitutto trasmettere al cervello la frase, poi aver chiaro nel contempo ciò che scrive e quanto spazio esso occuperebbe nel foglio per distinguere le parole. Nel sistema semansiosonico questo non accade , si produce una insieme di suoni che contengono il concetto nel suo insieme circolare complesso nell’istante in cui l’insieme di suoni è generato e nello stesso istante si sviluppa il concetto successivo come parte del precedente . Qualcosa che si avvicinava a questo modo di concepire i suoni lo troviamo in embrione nelle esecuzioni di Rober Fripp quando si dedicava ai sound escape con strumenti di looping. Anche nelle tecniche di sviluppo e combinazione di effetti come i looper e lo shimmering si può trovare i fondamenti di questo approccio. In ogni caso Si tratta di sviluppo di aggregati di suoni ove solo ex post, e solo mediante una registrazione, si possono rinvenire ed applicare concetti propri della musicologia tradizionale come metodo riduzionistico di qualcosa che in origine nasce ed è da acquisire ed elaborare mentalmente nel suo complesso, ma il risultato è solo un fatto puramente casuale e distorsivo che non aiuta a percepire i concetti e i messaggi che di solito agendo sui sistemi di funzionamento del cervello appaiono indistinti e complessi a corpo nella mente di chi ascolta e che rivive seguendo le proprie esperienze semantiche di linguaggio e di esperienza. 
Ne link alcuni esempi di improvvisazioni sonore da me realizzate e registrate per puro caso.
https://soundcloud.com/chaos-music/tracks

Ua nota finale, lo stesso concetto lo sto elaborando per sviluppare un approccio che possa superare i limiti dello sviluppo di sistemi AI dovuti all’architettura dei computer moderni limitati dall’uso di solo una logica binaria, servono oggi sistemi fluidi dove una possibile configurazione di bit sia solo la parte mergente di una configurazione #semansiologica casuale e che consente innumerevoli stati contemporanei.

Alessandro Cerboni

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