Un dilemma che mi viene sempre posto dopo aver illustrato i concetti razionalità limitata, dei suoi effetti e dell’utilità di sviluppare un framework di euristiche di indirizzo a sostituire un ponderoso sistema di prescrizioni, è con cosa sostituire l’ansiolitico ma inefficace tomo di regole e norme. Si badi bene di norme sviluppate ed espresse nel pieno rigoglio della razionalità olimpica che vede il povero utente delle stesse, capace di memorizzarle tutte e di scegliere con cognizione quali applicare o dare rilevanza nelle varie scelte di ogni giorno. Un apparato di regole stilate dopo un’attento esame dei processi e dei fattori di rischio insiti in questi , oltre che dare un fallace senso di comprensione e controllo degli eventi, gode della benedizione delle teorie e delle best practice prevalenti. Inoltre dati i presupposti di scelte razionali non sembra possibile optare per soluzioni diverse. Inoltre l’apparente lucidità del ragionamento razionale sembrerebbe non lasciar spazi ad eventi e situazioni difformi ne alla possibilità di errori dato che chi deve agire, note le scelte che deve ottemperare, non può che agire giustamente. In contrar o è solo l’errore umano, la mancanza di volontà e peggio la volontà di sbagliare e quindi un motivo per perseguire l’autore del reato o l’incauto operatore.

La risposta è dissoluto semplice e spaventa per tale semplicità, ovvero occorre rileggere i ponderosi tomi di norme e regole per estrarre dei principi semplici che orientino le scelte in condizioni di incertezza. Ma come tradurre le formule delle prescrizioni e tradurle in principi : espressioni letterarie al limite del proverbio e della favola? Semplice ancora serve non un tecnico ma un “poeta” una persona capace, al pari di un novello Esopo di sintetizzare dei principi in forma di racconto esemplificativo che consenta l’assimilazione del principio e del meccanismo di applicazione. A questo punto rimane sempre un margine di errore dovuto ai famosi bias cognitivi. Ma niente paura studi sempre più numerosi hanno dimostrato che l’uso di euristiche o dei processi rapidi e frugali di Gigerenzer o il pensiero di tipo uno di Kanheman è più efficace del più sofisticato algoritmo e modello matematico di valutazione in condizioni di incertezza. Si parla di un’efficacia di oltre 80% contro un 65% del più sofisticato modello logico matematico ovvero poco sopra la casualità pura.  Che dire quindi che in passato quando attorno ad un focolare si narravano racconti si trasmettevano più modelli di comportamento di tanti ponderosi trattati tecnici e si arrichhiva la capcità delle persone dei criteri per sceglire nella vita nei momenti in cui le informazioni sono scarse e insufficenti. Da empre le grandi religioni si sono impossessate di queste tecniche per propagare i loro credi e diffonder i modelli di comportamento etico o morale che fosse. Il tampo a questi metodo ha dato ragione perchè oggi noi simo il prodotto delle scelte guidate dalle euristiche che abbiamo assimilato nel corso della nostra infanzie e su via crescendo.

Quindi di nuovo largo ai poeti a formulare concetti e principi per tutti per ristrutturare le organizzazioni.

Ho scritto che le grandi religioni hanno fatto uso di questa metodologia per comunicare e indirizzare il comportamento delle comunità di fedeli. Questo solo per dimostrare la prova dell’efficacia dell’approccio basato su framework di euristiche di indirizzo. Inoltre sono anche un esempio di come sviluppare delle formulazioni ancorché ambigue ma incredibilmente precise nell’ottenimento di risultati. Le stesse sono poi naufragate in scismi, conflitti e errori ogniqualvolta hanno introdotto norme di natura prescrittiva, dogmi e regole di dettaglio. Questo è risultato ancor più vero ogni qual volta quest’ultimo approccio a prevalso sui principi sino al punto di piegarli al soddisfacimento della regola. In fondo il nostro ordinamento giuridico attuale è figli di queste distorsioni.

Mi sono riferito alla necessità della poesia intesa come l’arte di usare, per trasmettere un messaggio, il significato semantico delle parole insieme al suono e il ritmo che queste imprimono alle frasi; la poesia perchè si intende che abbia in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere emozioni e stati d’animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa. Questa mia idea nasce, nella mia nota, dall’analisi che ho fatto di come come sia possa integrare e, in molti casi, sostituire una insieme di regole prescrittive con delle formulazioni di tipo euristico. Nel settore dove opero, ovvero nella governance aziendale, la maggioranza dei modelli praticati e riconosciuti si fondano nel presupposto della razionalità olimpica o assoluta. Con questo presupposto ogni membro di un’organizzazione è considerato come un agente dotato di razionalità assoluta quindi in grado di operare le scelte giuste e di conoscere e rispettare le varie regole che ne dovrebbero guidare il comportamento. Nella realtà le persone sono agenti dotati di razionalità si, ma limitata, quindi, senza dilungarmi su quello che implica, cercare di gestirne il comportamento sia singolo che collettivo mediante l’uso di questi regolamenti e norme, diviene un compito totalmente inefficace di fatto basato solo su aspetti di natura puramente formale. Da alcuni anni, dopo aver verificato nella pratica i limiti delle teorie, che posiamo dire classiche, ho cercato di superarli. Gli studi sul comportamento, tenuto conto della razionalità limitata delle persone, hanno portato a riconoscere che in massima parte le persone adottano processi mentali rapidi e semplici che sono delle formulazioni euristiche (la bibliografia è oggi ampissima, anche se in buona parte si divide fra chi accetta l’approccio complesso e chi segue ancora un approccio casuale riduzionistico). Il passo successivo da me effettuato è stato quello di pormi la domanda se esigeva una strada che seguisse la naturale inclinazione del comportamento e che potesse sostituire l’approccio tradizionale. La mia personale risposta è stata che si esisteva e l’ho individuata nella realizzazione di un framework di euristiche, la caratteristica di queste euristiche è che siano di indirizzo, ovvero che posso aiutare chi le padroneggi a operare delle scelte in condizioni di incertezza con un ridotto margine di errore specie di fronte a scelte in condizioni non previste ne prevedibili. Procedendo in questa strada mi sono poi reso conto che di fatto questo approccio è stato già adottato da noi uomini proprio mediante l’uso di racconti e narrazioni, spesso semplici, che creavano in ciascuno la memorizzazione di operativa di linee di comportamento o in ciascuno l’assimilazione di una qualche formulazione di un’euristica (di indirizzo). Gli esempi sono innumerevoli, dai racconti dalle favole, ai proverbi, a tutto quel bagaglio, spesso orale, che ha caratterizzato e caratterizza, la formazione degli individui e che tutti in varia misura ci portiamo dentro e dietro. Il riferimento alle religioni è una ulteriore esemplificazione di come questo approccio basato sulla formulazione di semplici euristiche, che ognuno interiorizza secondo le proprie capacità, espresse e acquisite con frasi, esempi, racconti sia di fatto sia uno strumento basilare per fare si che il “fedele” risponda con un comportamento conforme al modello etico di quella religione.

Alessandro Cerboni


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